


Maionese Calvè, “Un classico italiano” – Link allo spot: https://www.youtube.com/watch?v=x0yDRjTDIYA

VITERBO - Frastuono, gente che scalpita per ottenere una posizione; altrettante posizioni che non fanno accomodare nessuno, corse costanti, destini all’arrembaggio: siamo noi italiani visti da una certa filosofia pregiudiziale, adeguatisi quanto basta alle corse esterofile e, nel contempo, lupi di mare lontani dalle onde.
Rinfrescarsi le idee – al mare o meno – è però la salvezza per incasellare nel giusto spazio questi bias, delle autentiche macchie del pensiero. Cosa ci rende davvero un popolo coeso? Cosa ci fa capaci di brindare al domani, senza tralasciare i fasti del passato?
Arte, cultura dotta (e nazionalpopolare), cucina tipica ed espressioni idiomatiche possono fornirci una risposta estemporanea, ma si perde nel giorno come una lucciola solitaria… O meglio, come le definizioni nei veri comportamenti. Una parola sola non basterebbe a qualificare il nostro Paese, nel suo lascito promozionale di idee in fermento e in quel piglio sbarazzino che è varietà non-stop di usi.
Calvè, per la sua maionese, ha preparato uno spot che è companatico dell’Italia: uno Stivale solerte pressato tra due fette, in un’ingordigia collettiva di cose belle e rischi a cui non vale a pena di sottrarsi. Cose, insomma, che di materiale hanno solo la foggia, pur evolvendo, se assemblate, in sentimenti di massa.
Le scene sono ispirate a una serena quotidianità, a iniziare dal “cut” di lancio in una salumeria: il banchista è pronto a servire per deliziare gli altri, ma la nonna italiana – anticamera della passionalità genuina – volatilizza un uovo sodo ripieno di maionese. L’ingrediente speciale di questo blend pubblicitario è nell’errore caratteristico, che decolla in un collage di sfaccettature umane. Nessuno si sarebbe aspettato di vedere una cuoca all’assaggio, ma il sottotesto che questo claim propone è quello di una leggerezza inappuntabile, non di una pacchiana abbuffata da cui escludersi.
Il “paninazzo” di Piero? “Imprescindibile”, scandisce la voce over, a sintetizzare le mangiate giovanili che pesano solo sul metabolismo dei benpensanti. “La macchia che fa parte del corredo” è anche la valanga di pioggia a Pasquetta, in un barbecue che sembra aver piegato le tradizioni a costumi cult: è vero, molti nostri connazionali sono disorientati rispetto al senso mistico delle festività canoniche, e le gioie condivise in gruppo stanno diventando tutt’altro che intangibili.
Il lato positivo che Calvè offre in questo spezzone, tuttavia, è il desiderio di adoperarsi per concludere una ricetta, nonostante la persona addetta alle carni non sia in compagnia. Un nuovo filone tendenziale o, semplicemente, il frutto delle coincidenze?
La risposta ci è parzialmente offerta dalla dimensione collettiva che i prossimi frame inaugurano: una giovane si concede del sushi dopo una piccola bugia agli amici, il classico “sono già per strada”. Lei è però distesa sul divano a provare la combinazione roll-maionese, in una prospettiva che non sfrutta infingimenti per porre in auge i nostri lati “invisibili”. Quelle parti di noi apprensive con gli altri, ma tanto disincantate da rifilare risposte veloci. In quei momenti, non vorremmo essere sgamati, e, in ogni modo, essere raggiunti: anche lo spot italiano sta preconizzando confini più spessi per la difesa del sé.
Le amicizie, però, non si diradano per le sciocchezze, e il gusto di maionese prevale sull’unto di qualche vezzosa sporcatura sociale. Calvè ha prodotto un “classicone” in formato video, in due versioni (da 15 e 30 secondi) che compattano uscite, ritirate, profondità e frivolezze: uno specchio accurato nelle sue imperfezioni di cosa oggi significhi “mondo”.
Un Paese, forse, non può essere posto a sistema tra alte parentesi e addendi pop, ma le personalità che lo vivono possono leggersi in questo racconto. Cibo, contatti, tenerezze e fragilità: let’s do the math, ‘ché il risultato siamo noi. Un classico mai fuori moda.